In vino veritas

Informazione libera? Diritti e doveri? Democrazia? Carità e amore? Tutti concetti astratti, frutto di qualche orgasmo mentale di qualche “cocainomane” da quattro soldi.

Attualmente è diventato più facile parlare di politica, di come cambiare il mondo, che dire la verità. Già, la verità, il concetto più  banale e squallido che possa esistere, senza il quale l’uomo non potrebbe vivere, ma che raramente viene messo in atto. Possibile che se, come dicevano gli antichi romani –  “in vino veritas”- possiamo scoprire la verità solo quando tutti sono talmente sballati da non sapere più chi sono o dove si trovano?

Oggigiorno, si è diventati per davvero ciò che Chaplin mostrava nel film “Tempi moderni”. Siamo schiavi di un sistema che ci schiaffeggia giornalmente, che ci impone degli standard di vita, incompatibili con le esigenze dei singoli individui; siamo schiavi di una società che tutti definiscono “trasformata”, ma che, in realtà, non è mai “cambiata”. Inutile fingersi moralisti , soprattutto quando si dice: “La legge è uguale per tutti”. In quale dei mondi migliori – come diceva Voltaire- questo è mai accaduto? Il lupo ha sempre mangiato l’agnello  e sempre lo mangerà. “Senza denari non si cantano messe” e, per questa ragione, cari moralisti dei miei stivali, il povero difficilmente godrà della giustizia terrena, difficilmente percorrerà la strada più breve per risollevarsi e raramente schiaffeggerà l’avaro e ingordo lupo. Il povero non coraggioso verrà sempre mangiato dal giudice corrotto, da quelli che dovrebbero essere gli “eroi” di turno, ma che alla fine si rivelano essere dei “travestiti transessuali”, capaci di mettere i piedi in testa a chi è incapace di difendersi.

Diceva Totò: “In carcere, con rispetto parlando, stavo tra persone perbene“. Sì perché la vera giustizia è utopia e a pagare è sempre l’innocente. Perché viene dato l’ergastolo a chi ha rubato un mandarino al supermercato e solo pochi anni a chi è stato condannato per frode fiscale? Perché, persone uccise ingiustamente per strada in un banalissimo giorno dell’anno, non hanno ottenuto giustizia? I veri assassini vagano felicemente nelle strade delle città, senza che nessuno dica niente. Le famiglie, sempre più povere, materialmente e spiritualmente, non riescono ad arrivare alla fine del mese, non sanno a chi rivolgersi e cosa fare. Come difendersi? Dove sono le persone preparate e competenti alle quali chiedere un banalissimo aiuto? Ormai è tutto un voler ricevere, senza avere la miima pretesa di concedersi agli altri. La società è così malata che on esistono più valori, credenze e soprattutto illusioni.  Non vi meravigliate quando leggerete sui giornali: “ Fratello uccide l’altro fratello”, “ Anziano professore violenta ragazza handicappata”, “Rumeno violenta signora vicino la Stazione Termini” perché l’uomo di oggi non ha più dignità, è un folle, un essere deplorevole cosciente della sua triste situazione.

Come nella Versailles settecentesca di Luigi XIV, ancora esistono quelle finte donne aristocratiche che tutti definivano “donne per bene”, ma che, pur di sentirsi “ricche” e “benestanti”, svendevano il loro lurido corpo a chi avesse avuto tanti denari ( basta farsi un giro in parlamento, nelle università o negli uffici pubblici); come nella corte di Luigi XVI, ancora esistono quei finti uomini, incapaci d’intendere e di volere, ma che si trovano ad amministrare immensi poderi. E se volessimo fare un tuffo in un passato ancor più remoto, scopriremmo che il Medioevo è ancora parte della storia che stiamo vivendo. Come nelle società feudali, il lavoro è diventato una merce tramandata da padre in figlio, da famiglia a famiglia. Bustarella? Raccomandazione? Finti concorsi pubblici? Studenti che, casualmente s’iscrivono alla facoltà di medicina o giurisprudenza perché sono figli di medici e avvocati? Questa è la società dell’apparenza, dei raccomandati, di chi ha avuto tutto su un piatto d’argento, dei passivi, di chi, al posto dei testicoli, si ritrova due fagioli, di chi si fa mettere le carote nel sedere, credendo di poter vivere una vita dignitosa; è la società di chi crede di abbattere il sistema con la maglietta “Legalize cannabis”, di chi crede di conoscere il comunismo perché ha studiato Carl Marx al liceo o di chi “ C’è bisogno di una svolta; c’è bisogno della rivoluzione” allora viene etichettato come “ anticonformista”; è la società delle bimbeminkia, cresciute con “Amore14 ” e “Scusa, ma ti chiamo amore” che perdono la verginità in tenera età, concedendosi a chiunque come cagne in calore, pur di sentirsi donne vissute. In parole povere: “Il mondo sta andando a puttane”.

La società è sempre stata malata, ma, ora come ora, vige troppa ignoranza. Credere di abbattere un sistema, fumando una cannetta nei bagni di scuola, sbattersi di porno per sentirsi grandi o bruciando i libri di scuola, è proprio ciò che il sistema vuole. La società non vuole individui “Sui Generis”, ma persone incapaci di pensare a proprio piacimento e di manifestare il proprio essere in ogni ambito e contesto. Capite perché i più temerari ricercano continuamente qualche angolo di mondo in cui vivere una vita dignitosa? Ecco che – come per magia- subentra il carissimo tema della: fuga dei cervelli. Costretti ad andare via alla ricerca della Terra Promessa o alla ricerca di qualche Mosé che riveli qualche nuovo comandamento e  dica quale strada percorrere per trovare la felicità, gli uomini – soprattutto i giovani- vagano alla ricerca di quel  luogo in cui poter manifestare il proprio sé, il proprio modo di essere e di pensare. Come se il tempo non fosse mai trascorso, ancora si è costretti ad andar via, ad abbandonare la propria terra perché si viene governati da chi crede che: “ 2 + 2 =5”; come se il tempo non fosse mai trascorso, ecco che il ciarlatano ottiene un importantissimo lavoro, a discapito di chi si è sbattuto pur di raggiungere il proprio obiettivo.

E poi – sempre per magia- ci si continua a lamentare, si continua a parlare…parlare…parlare…bla…bla..bla… Soluzioni? Andare dall’oculista e comprare un nuovo paio d’occhiali per vedere il mondo con occhi diversi; andare dall’otorino e farsi prescrivere un piccolo strumento chiamato “AMPLIFON” perché non si ascolta più; stappare il naso perché i profumi che la natura può offrire sono paradisiaci ( salvo la puzza di pipì alla Stazione Termini); bisogna riscoprire la gastronomia, riscoprire l’essenza del gusto perché solo le macchine non hanno bisogno di cibo, e, soprattutto, c’è bisogno di riscoprire il tatto, l’abbraccio, il calore umano, l’altruismo, il dare senza pretendere nulla in cambio. Inutile farsi la guerra, vivere di competizione, di rabbia repressa e di finti moralismi. Fate l’amore, fate tutto ciò che volete, cominciate a dire:“No a valsoia, sì al colesterolo”, cominciate a sorridere, a prendervi meno sul serio perché, come diceva Charles Bukowski: “ Tutti dobbiamo morire, tutti quanti!”

Articolo di Volpe Francesco Junior

Annunci