La Madonna si rivela nell’ascensore e fa subito scalpore

<< Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai in un ascensore oscuro.

Era un banalissimo giorno d’ottobre e mi trovavo nella mia umile dimora in via Cavalcante dei Cavalcati. Non ero solito prendere l’ascensore, ma, proprio quel giorno, la tentazione si manifestò a me e decisi di accettare. All’entrata, c’era scritto:“’PER ME SI VA NELLA CITTÀ DOLENTE,PER ME SI VA NELL’ETERNO DOLORE, PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE […] LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CHE ENTRATE”. Dissi tra me e me “IL SENSO LOR M’È DURO”, ma non avevo tempo per pensare perché Virgilio e Caronte mi stavano aspettando per portare a passeggio le tre fiere. Decisi, quindi, di prendere l’ascensore e, dopo qualche minuto, me ne pentì profondamente. Arrivato al secondo piano, quel maledettissimo mezzo si bloccò. “Sarà l’antinferno pensai tra me e me. Cominciai a chiedere aiuto, ma invano. Le persone non avevano la minima intenzione di aiutarmi. “Che ignavi questi individui. Un giorno, il Signore li punirà”. Ero disperato e non sapevo cosa fare. Improvvisamente, sentì una voce soave: “Guarda bene qui dove sono! Sono proprio Beatrice. Come hai osato ritenerti degno di salire fino in cima al monte? Non sapevi che qui si realizza la felicità dell’uomo?” Non sapevo cosa dire perché non capivo cosa centrassero quelle parole con la mia triste situazione. In ogni caso, Beatrice mi disse che, per sbloccare l’ascensore, dovevo cercare una levetta marrone, ma io non riuscivo a trovarla. Disperato, cominciai a pregare la Vergine Maria: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio, tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti, supplica a te, per grazia, di virtute tanto, che possa con li occhi levarsi più alto verso l’ultima salute” E miracolo fu! Improvvisamente, riuscì a trovare la levetta e ad aprire le porte. Ero salvo>>.

Avete paura del futuro? Non sapete cosa fare? Ansia? Asma? Attacchi di panico? Problemi di stitichezza? Non vi preoccupate: “Siete solo umani”. Capita a tutti, almeno per un giorno, di sentirsi asociali, sofferenti, stressati e depressi. Questo perché abbiamo bisogno di certezze, di avvenimenti importanti che rendano la nostra vita unica e straordinaria. Sì, vi sto dicendo che tutti – ma proprio tutti – hanno il costante bisogno di attribuire un senso a questa vita che “un senso non ha” e tutto ciò non è per niente semplice. Dante nella sua “Divina Commedia” – come tutti ben sanno – non è mai rimasto bloccato nell’ascensore perché nel 1300 non erano ancora stati inventati, ma – colpo di scena – nei meandri di una selva oscura. Il senso di smarrimento è fondamentale se realmente si vuol capire chi siamo e se si è alla costante ricerca di “un posto al sole”. A Volte, bastano piccoli episodi, attribuirgli un senso e il gioco è fatto: “Dovrai capir che il trucco è tutto lì” direbbe Marry Poppins . A prescindere dal dove o dal cosa, La Divina Commedia ci insegna a percorrere il cammino della vita non in modo lineare, ma tenendo conto di tutti i personaggi che incontreremo durante il nostro percorso, di tutti gli ostacoli e delle tante vicissitudini che affronteremo. Quante volte, vi siete trovati a dover dire “ Non ti curar di loro, ma guarda e passa?” E quante volte, Barbara d’Urso, cita inconsapevolmente la triste storia di Ugolino della Gherardesca e del suo cannibalismo? Le allegorie dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso non devono essere prese alla lettera, ma come degli strumenti utili per dare un senso alla nostra esistenza. Se ho confuso le vostre idee, cercherò di spiegarvi meglio: Dante, invece di perdersi nei meandri della selva oscura, poteva realmente rimanere chiuso nell’ascensore, imprecare, dannarsi l’anima perché non era in grado di trovare una via di fuga e poi scoprire che, per uscir fuori da quella triste storia, bastava semplicemente trovare la levetta giusta. “La soluzione è sempre davanti ai nostri occhi, ma non siamo in grado di vederla” direbbero i grandi saccenti della nostra epoca. È un dato di fatto che ci si perda sempre in un bicchier d’acqua, ma l’importante è non demordere. Girovagando su facebook, è possibile leggere un link del genere: << Un’espressione come “non ce la faccio” ha il potere di impedire alle persone di realizzare i propri sogni. In realtà, con l’impegno e con la costanza, le cose che non si riescono a fare sono pochissime. “Non ce la faccio” è il blocco mentale che usiamo per convincerci ad arrenderci>>. Nonostante la fonte e la sua poca attendibilità, il contenuto di questo link sintetizza ciò che Dante voleva dirci quando si è smarrito nella selva oscura e di quanto ha dovuto faticare per giungere in paradiso e scoprire la bellezza della vita. Se la vita è un lungo percorso, c’è bisogno di trovare gli giusti strumenti; c’è bisogno di una guida come quella di Virgilio o di un amore non volgare come quello di Beatrice; c’è bisogno, come nell’ascensore bloccato, di trovare la giusta levetta, ma, a differenza di Dante, senza demordere e senza disperarsi.

Di Volpe Francesco Junior

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