Storia di un tesoro italiano perduto: il Gra-car

Questa è una storia molto comune nel Vecchio Continente, ed in particolare in Italia: è la storia di un nostro pezzo di storia che se ne va, nel silenzio più generale, dimenticato da tutti, anche dai discendenti di chi un tempo produceva questa rarità. Questa è la storia del Gra-car, il Liquore dei monaci certosini.

Il “Liquore Speciale della Certosa di Pavia” deriva da un liquore prodotto da monaci francesi, lo Chartreuse.

I monaci ricevettero il manoscritto in dono da Francois Hannibal d’Estrées, Maresciallo d’artiglieria di re Enrico IV. All’inizio del XVIII secolo, il documento fu inviato alla Casa Madre dell’Ordine, la Grande Chartreuse, non lontano da Grenoble, dove il farmacista del Monastero, Frère Girolamo Maubec, elaborò correttamente l’antica e complessa ricetta.

Nel 1737 ebbe inizio una produzione molto limitata dell’elisir che prese il nome di “Elisir Vegetale de la Grande-Chartreuse” e che era composto da 138 tra erbe e piante medicinali fatte macerare nell’alcool a 90°. Questo elisir era così buono che era spesso usato come una bevanda e non solo come medicina.

Nel 1903, il governo francese nazionalizzò la distilleria Chartreuse, ma, dopo la bancarotta del 1929 della Compagnie Fermière de la Grande Chartreuse, società che aveva acquistato dal governo francese il marchio “Chartreuse”, i monaci ripresero la produzione del liquore nella loro antica distilleria di Fourvoirie che avevano costruito nel 1860. Purtroppo, nel 1935, la cittadina fu quasi completamente distrutta da una frana per cui la produzione fu trasferita a Voiron dove si trova ancora oggi. Ovviamente la ricetta ha fatto il giro dei vari monasteri certosini, arrivando e soffermandosi anche nella Certosa di Pavia.

Fino a pochi mesi fa accanto al monastero vi era una famiglia che produceva questo stesso liquore, l’Antica Fabbrica di Liquori Gra-Car© della Certosa di Pavia. Questa è stata, fino a pochi mesi fa, l’unica azienda a conduzione familiare a pubblicizzare e divulgare questa preziosa ricetta. Il tutto gestito dalla signora Alma Maddalena, una vivace vecchietta di 92 anni, che utilizzava ancora fedelmente le antiche ricette trasmesse alla sua famiglia dai monaci Certosini di Grenoble nel lontano luglio del 1892. Il nonno della signora Alma, Ignazio Giraud, un garibaldino di Genova che combatté nelle guerre del Risorgimento, ebbe in concessione dal Demanio della Foresteria della Certosa di Pavia gli antichi locali della farmacia per produrre il “Liquore Speciale della Certosa di Pavia” denominato Gra-Car (acronimo di Gratiarum Chartusia, Certosa delle Grazie). Negli anni seguenti gli si affiancò il genero Enrico Maddalena che diede il nome alla ditta che ha prodotto fino a llo scorso mese di luglio il liquore. Fin da bambina, la signora Alma, ha seguito il proprio padre Enrico e, anno dopo anno, ha imparato tutti i segreti legati alla produzione di questo liquore. «Il liquore dei frati è nato a Certosa e deve rimanere a Certosa», sosteneva sempre la signora Alma. Fino a poco fa nel suo negozio si potevano trovare due diversi tipi di infuso del liquore originale: “Verde”, più forte e secco, adatto come digestivo, ed è quello prodotto anche dall’adiacente monastero da cui la famiglia della signora Alma ha ricevuto la ricetta segreta, ed un altro “Giallo” di 40°, più dolce, adatto come liquore da dessert, da aggiungere eventualmente sulla macedonia o sul gelato; il colore viene dato da stimmi di zafferano. A questi si aggiunge un terzo liquore inserito successivamente, che è un infuso di chicchi macinati di caffè messi in infusione nell’alcool con altre erbe, con una gradazione di 40°.

La speranza è che questo liquore, così come mille altre persone e oggetti del piccolo artigianato che hanno fatto grande l’Italia non vengano messi da parte: da loro si riparte, si prende spunto e si migliora.

Francesco Loggi

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