Distopia o solita solfa?

Nuovissimo film appena sbarcato nelle sale? No, solo un fritto misto di argomenti che da anni ci viene riproposto.

Senza renderci conto assistiamo alla scena di racconti che si ripetono già dal passato. Da Swift, no non parlo della biondina tutto pepe, a Orwell, da Susan Collins all’ultimo scritto di Veronica Roth trovando in mezzo, come in un unico piatto misto, il libro di James Dashener.
The Maze Runner, libro pubblicato nel 2009, trasmesso al grande pubblico dalla 20th Century Fox.

Stavamo per arrivare, forse, alla conclusione del mito distopico, per aprire il pubblico a nuovi generi, con la  fine degli Hunger Games; invece la Fox ci propone una nuova saga. Dei ragazzi che vengono rinchiusi al centro di un labirinto dalla quale non riescono ad uscire se non attraversando tutti e otto i settori. Non fanno altro che ripetere la stessa vita da circa tre anni, nessun cambiamento fino a quando non arriva la zecca di turno; il giovane protagonista che grazie alla sua indubbia curiosità mette tutti in pericolo e rompe quell’equilibrio. Stavolta è toccato a Thomas rompere le uova nel paniere, ruolo interpretato da Dylan O’Brien famoso per essere lo scemo del villaggio nella serie televisiva Teen Wolf.

La trama è abbastanza semplice, nessun ricordo affolla la mente dei ragazzi, nessuno sa nulla a parte il proprio nome, tutti eseguono gli ordini del primo arrivato in quella raduna particolare; e allora? Dov’è il divertimento? Tra i soli uomini che hanno abitato quel laboratorio solo uno ha la capacità di comprendere come uscire dal labirinto. Tutto è organizzato proprio perché sia lui la chiave, ogni singolo elemento ruota intorno al suo punto focale; senza il protagonista non c’è storia. Non vi sembra familiare? Il Film sembrerebbe quasi avvincente, gli effetti sonori e gli effetti a sorpresa sono curati nei minimi dettagli, ogni elemento è strutturato in modo da poter sorprendere chi sta guardando lo schermo. Sarebbe stato carino se non avesse trattato della stessa realtà distopica.

Il giovane Dylan si è destreggiato bene nel ruolo che gli spetta, ha mostrato indubbie capacità recitative che sicuramente gli serviranno per uscire dal piccolo mondo dei licantropi. Al suo fianco troviamo la bella Teresa, interpretata dalla bella Kaya Scodelario anch’essa famosa nel piccolo schermo, il ruolo che le viene cucito addosso è quello della bella ragazza che porta con se parte dei segreti per la risoluzione dell’enigma, è il classico amico-spalla che ti sostiene e che ha quella bella bacchetta magica che riesce a risolvere i problemi. Il cattivo di turno è Gally, cattivo solo per invidia o per pazzia poco chiaro questo aspetto, nei suoi panni troviamo Will Doulter che è stato molto bravo a liberarsi dal ruolo di attore comico che si era guadagnato attraverso il film “Come ti spaccio la famiglia”. Molto interessante appare, tuttavia, la scelta delle voci del doppiaggio, non molto azzeccate conoscendo il modo di recitare degli attori; mi riferisco in particolar modo alla scelta di doppiare il “cattivo” con la voce di Stefano Crescentini. Giudico questa scelta assai discutibile per il semplice fatto che quella voce non rispecchia le doti artistiche dell’attore, anche se per il ruolo risulta gradevole se si chiudono gli occhi. Il regista sembra aver curato abbastanza bene i particolari, ma come al solito i lettori del libro sono rimasti delusi dalla messa in scena.

Penso che sia ora si smettere con le rappresentazioni distopiche della realtà, abbiamo capito tutti di essere controllati, di essere governati da qualcosa di più grande di noi e che agiamo senza realmente saperne il motivo, ma dico basta. Basta con le distopie che non mantengono il filo della narrazione, alla fine della saga diventano utopie visto che rispecchiano i sogni di ogni singolo protagonista, anche se gli è stata precedentemente decimata la famiglia.

Voto: 3/5 Come già detto, bel film, begli effetti, ma solita poltiglia scaldata e servita.

Articolo di Aida Picone

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