Tuteliamo il pescato del domani!

Noi abbiamo il compito di tutelare il mondo del domani, e quindi di riscoprire ciò che abbiamo “dimenticato”, il vero pesce italiano.


Questo è il consiglio della prestigiosa Accademia Italiana della Cucina, durante la presentazione del libro “L’Italia del pesce”.
“La globalizzazione dei consumi che fissa l’attenzione commerciale sempre sulle stesse specie, rischia di oscurare un pezzo della nostra storia gastronomica -sostiene Paolo Petroni, presidente del centro studi dell’Accademia Italiana della Cucina -e quindi lasciamo stare pesci costosi come aragoste e astici e riscopriamo il piacere di cucinare specie ittiche tradizionali”
Non è infatti una novità che nelle pescherie si possono solamente trovare circa 20/25 specie diverse di pesci, dalle acciughe alle seppie, un decimo del potenziale dei nostri mari. Consumando sempre le stesse specie stiamo decimando la flora e la fauna dei nostri mari; per fare un esempio la pesca delle acciughe in Sicilia, è a forte rischio.
Per il fatto che i consumatori tendono a richiedere sempre il solito prodotto, le importazioni delle varie specie ittiche nel nostro territorio sono aumentate in modo esponenziale, basti pensare che, secondo le ultime stime dell’ Ismea, nel solo 2011 in Italia sono arrivate ben 950.000 tonnellate di pesce straniero.
Questo è un discorso applicabile non solo all’ l’Italia, ma in generale a tutto il mondo del pescato, dagli Stati Uniti alla Cina. Consumando sempre le stesse specie, stiamo portando queste all’estinzione. Nel solo Canada la popolazione dei merluzzi si è totalmente estinta, e questo ha fatto si che la popolazione degli astici, oramai senza più predatori, si sia moltiplicata a dismisura: la catena alimentare si sta profondamente modificando.
Per questo dobbiamo fare qualcosa, iniziando dalla scelta del pescato: scegliamo i nostri pesci “dimenticati”, ma pur sempre gustosissimi, come il Sugarello, il pesce Sciabola e la Razza!

Annunci