La mafia uccide solo d’estate. Per Pif è buona la prima!

La mafia uccide solo d’estate, primo film per PierFrancesco Filiberto, in arte Pif, il giovane regista è riuscito a fare un film intelligente, simpatico e soprattutto riflessivo; Buona la prima!

Il suo film è innovativo, è riuscito a creare un film con gli occhi di un fanciullino, e sa mantenerlo anche quando lo posa su una realtà orribile come la mafia.

Certo non stiamo parlando di un film del calibro de “La vita è bella” di Roberto Benigni; però il regista è riuscito a dare un immagine di cosa vuole dire «convivere con la mafia»: essere bambini e non poter vivere e scherzare nei quartieri, andare al bar per comprare le paste per la compagna di classe di cui sei innamorato, perché in quel bar la mafia ha ucciso il capo della Squadra mobile di Palermo.

Pif asseconda l’atrocità di quell’ambiente, usando un metodo cinematografico che varia tra il comico, il patetico e il drammatico, con la sensibilità e l’incoscienza del poeta.  Il regista ride della mafia usando la risata come mezzo, e non come fine. Non è facile deridere Toto Riina, boss ancora in grado di minacciare magistrati, come ha fatto col giudice Di Matteo. 

La pecca del film se bisogna trovarne una: è stata la voce narrante fuori campo ripresa dal (suo) programma  il “Testimone”. Il film perde di poeticità e rende il film molto simile ad un documentario.  Il regista durante il film vuole mostrare al pubblico che la mafia, è un corpo stupido, e che per essere comandato non ha bisogno di un capo intelligente, bensì di una persona cruda e priva di umanità, concetto che di per sé potrebbe sembrare banale, ma in realtà non è così. Pif non ha ancora trovato un linguaggio in grado di tradurre appieno il proprio sguardo e il suo pensiero; però la tecnica si può acquisire: l’estro per raccontare la mafia attraverso gli occhi di un bambino,  la volontà per concretizzare uno spunto che hai in testa, o appena abbozzato sulla carta, ce li hai innati. E Pif ce li ha, sicuramente.

Inoltre PierFrancesco, mostrandoci tramite gli occhi di un bambino, come fosse crescere a Palermo negli anni 80′. Le difficoltà di fidarsi anche dei “poteri forti“. Come quando Arturo dopo aver vinto un concorso per diventare giornalista, intervista l’onorevele Dalla Chiesa, e sentire da quest’ultimo che Andreotti ha detto: “L’emergenza criminale è in campania e in Calabria“,e lui (Arturo) rimarrà allibito e perplesso. Pif con questo Film/documentario, ci darà un finale fasullo, dove la maschera dell’apparente ingenuità ci farà commuovere, le lacrime usciranno e rimarrano, anche dopo essersi asciugate; perché il film vuole lasciarci con una morale profonda, e purtroppo vera; perché fare uscire qualcosa dalle macerie di questa “PIOVRA” che con i suoi tentacoli avvolge la Sicilia, bisogna lavorare sull’onestà e condividere il dolore e soprattuto la memoria.

Articolo di Andrea Paone.

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