Il concetto di angoscia

Il Vocabolario della lingua italiana Treccani definisce il termine angoscia come: “uno stato emotivo di tono spiacevole, oppressivo, provocato da cause non definite o riconoscibili da parte del soggetto”.

Ma che cos’è l’angoscia?

L’ansia è uno stato comune a tutti, ci accompagna nella vita quotidiana nell’affrontare gli impegni e le responsabilità di tutti i giorni. Un certo tono d’ansia è funzionale in quanto ci prepara ad affrontare in modo adeguato “prove” ritenute difficili. L’ansia “moderata” è un segno di adattamento dell’individuo a situazioni ambientali che gli richiedono risposte soddisfacenti. Ciò permette l’aumento di tensione muscolare, di attenzione, di concentrazione, di memoria, e di altre funzioni psicofisiche finalizzate al superamento della prova, ma se diventa eccessiva sviluppa una seria di sintomi fisici e psicosomatici tali da invalidare il corso normale della vita del soggetto.

Il concetto di angoscia è fondamentale nella teoria psicoanalitica di Freud, nella seconda topica con le tre istanza psichiche –ES, IO, SUPER-IO– Freud pone nell’Io la sede dell’angoscia: angoscia reale causata dalla realtà, angoscia pulsionale generata dalle pulsioni dell’Es e angoscia dovuta ad un senso di colpa generata dalle pressioni giudicanti e moraliste del Super-Io. Inoltre Freud teorizza una genesi dell’angoscia per il rimorso e il senso di colpa visto sotto una prospettiva storica nel suo libro Totem e tabù. Nell’evoluzione della società ci fu un passo decisivo dove i fratelli a causa dell’odio che provavano verso il padre, si ribellarono e lo uccisero. Ma dopo averlo eliminato il senso di odio venne placato, facendo riemergere l’affetto per il padre, e suscitando il senso di colpa che in questo caso coincide col rimorso sentito collettivamente. “Così il rimorso filiale ha generato i due tabù fondamentali del totemismo”, l’omicidio e l’incesto.

Ma ovviamente non possiamo parlare di angoscia senza parlare di Kierkegaard. Ne Il concetto d’angoscia da una spiegazione di questo stato d’animo: «Si può paragonare alla vertigine. Chi volge gli occhi al fondo di un abisso è preso dalla vertigine. Ma la causa non è meno nel suo occhio che nell’abisso: perché deve guardarsi. Così l’angoscia è la vertigine della libertà». Kierkegaard associa l’idea di scelta, all’angoscia. Sarebbe la tentazione tra il male e il bene a generarla. Inoltre il filosofo pensava che l’assenza di essa la generasse come un ciclo vizioso, in sostanza l’assenza d’angoscia era la pretesa dell’uomo a disconoscerla favorendone la crescita.

Nel Novecento molti si interrogarono su questo concetto.
Heidegger pensava che l’angoscia fosse il sentimento fondamentale. Solo grazie ad essa si poteva inquadrare la dimensione autentica da quella inautentica. “Non siamo angosciati a proposito di qualcosa di particolare ma a proposito dell’essere in generale. Ciò che opprime nell’angoscia è l’assenza di familiarità, il sentimento di estraneità e, con esso, il dileguarsi delle cose.
Sartre, riprendendo la tradizione esistenzialista, aveva scritto «non possiamo sopprimerla, perché siamo angoscia».
Mentre Lacan disse che l’angoscia era «la via privilegiata per accedere al reale». Quindi in un’ottica “positiva”.

Dunque l’angoscia è una condizione naturale dell’uomo, sempre se limitata e giustificata altrimenti diventa una fobia.

Articolo di Margherita Martinelli.

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3 pensieri su “Il concetto di angoscia

  1. utilizzare il lavoro di un’altra persona è possibile, si può chiederglielo, e se lai consente è corretto dire chi ha prodotto quel lavoro…….altrimenti è meglio non usare cose fatte da altri.

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