“Quando un uomo dice di aver esaurito la vita, significa che la vita lo ha esaurito”

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Così diceva Oscar Wilde, famoso scrittore irlandese della seconda metà dell’800. Come dargli torto? E come evitare di pensare a quello che avrebbe scritto oggi, se fosse rimasto “eternamente giovane” come il suo Dorian Gray e avesse cavalcato il tempo per giungere fino a noi? A osservare con occhio critico e allibito una società in cui lo stress sembra essere diventato il migliore e soffocante animale da compagnia? Se volete conoscere quali danni provoca lo stress al nostro povero e inconsapevole cervello, restate con me!

Ognuno di noi, nel momento in cui qualcuno ci parla di “stress“, sappiamo bene, e aggiungerei a nostre spese, di cosa si tratta, ma sapremmo davvero descriverlo? Lo stress è definito come la risposta funzionale del nostro organismo a uno stimolo più o meno violento, detto stressor, di qualsiasi natura. Questa risposta fisiologica ha un ruolo adattativo, passa per vie inconsce ed è rimasta, in sostanza, la stessa dei nostri antenati, modellandosi sull’inarrestabile progresso del mondo moderno: in fondo, oggi non dobbiamo certo sfuggire a un mammut imbizzarrito! Ma, attenzione, chi ci dice che non sia più pericoloso un cellulare che squilla ogni minuto, un coro di clacson impazziti o un orologio che a ogni secondo che passa si ingigantisce minacciando di inghiottirci? Lo stress, infatti, da risposta fisiologica di adattamento, se continuo, può avere dei risvolti patologici, anche cronici, provocando danni irreparabili al delicato equilibrio del nostro organismo.

Hans Seyle, medico austriaco del secolo scorso, definì lo stress come la risposta aspecifica dell’organismo a qualunque richiesta esterna, riassumendo l’insieme dei cambiamenti che ne derivano nella “Sindrome Generale di Adattamento (SGA)”. Vi si distinguono tre stadi:

  1. reazione di allarme: l’organismo risponde agli stressor con meccanismi di fronteggiamento (coping) fisici e mentali, attraverso l’attivazione fisiologica (arousal), quale aumento di battito cardiaco, pressione sanguigna, tono muscolare ecc. In questa fase si individuano tre fenomeni ricorrenti per stress intensi e continui: ingrossamento delle ghiandole surrenali; marcata riduzione del timo, della milza, dei linfonodi e altri organi linfatici; sanguinamenti e ulcere profonde nello stomaco e nel duodeno.
  2. stadio di resistenza: a questo punto il corpo tenta di combattere gli effetti negativi prolungati attraverso risposte ormonali specifiche da varie ghiandole.
  3. stadio di esaurimento: quando gli stressor continuano ad agire, l’individuo può esserne sopraffatto e risente di effetti sfavorevoli nella struttura psichica e/o somatica.

I sistemi coinvolti nella risposta allo stress sono principalmente il Sistema Nervoso, il Sistema Endocrino e il Sistema Immunitario. Focalizziamo quindi la nostra attenzione sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA). Il suo ruolo, ormai perpetuo, è quello di convertire la percezione del pericolo in uno stato corporeo di attivazione e risposta attacco-fuga. Attraverso l’amigdala, il segnale che deriva dalla valutazione non cosciente e istintiva del “pericolo” esterno e/o interno, giunge all’ipotalamo, in particolare ai nuclei periventricolari, che rilasciano il peptide CRF (fattore di rilascio della corticotropina), il quale giunge all’ipofisi anteriore, determinando il rilascio dell’ormone ACTH (adenocorticotropo): questo entra nella circolazione sanguigna e raggiunge le ghiandole surrenali, stimolando la loro parte corticale, che si ingrandisce e produce grandi quantità di ormoni steroidei, il cortisolo nell’uomo, oltre ad adrenalina e noradrenalina. Il cortisolo agisce su organi bersaglio quali linfociti, cellule dello stomaco ecc. e ha la funzione di mantenere in equilibrio i liquidi corporei e potenziare le risposte immunitarie: se il sistema funziona bene, il cortisolo ci permette di fronteggiare una situazione stressante e di “pericolo”, interrompendo i processi catabolici (di immagazzinamento di energia), facilitando la trasformazione di proteine complesse in zuccheri semplici, aumentando la produzione di glicogeno, la scorta energetica utile all’azione. Ma questo ormone ha anche il compito di interrompere la produzione ormonale “informando” il Sistema Nervoso Centrale tramite recettori specifici che si trovano nell’ipotalamo e nell’ippocampo.

Laddove sia presente un’alterata regolazione dei meccanismi di feedback si può incorrere in patologie organiche e psichiatriche, quali disturbi dell’alimentazione, patologie immuni e autoimmuni, seri disturbi dell’umore, come ansia e depressione. Livelli alti di cortisolo possono causare astenia (debolezza), ipertensione, osteoporosi, iperglicemia, insonnia, obesità. Degli effetti negativi ne risentono i muscoli, con tensione e dolori, la circolazione, con  ipertensione e rischio di infarto miocardico, poiché lo stress aumenta la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa e, dulcis in fundo, il nostro cervello.

Tutto ciò può essere fronteggiato in modi differenti, a seconda delle capacità di coping (strategie) e della resilienza che contraddistingue ogni individuo, ma non guasterebbe una vita più serena e meno frenetica, per mitigare gli effetti di un abile distruttore e manipolatore, quale è lo stress. Vi lascio con un aforisma di Ovidio, poiché ritengo che gli antichi sono stati e rimarranno, abili maestri di vita: “Riposati ogni tanto; un campo che ha riposato dà un raccolto abbondante”.

Articolo di Sara Cremonini

 

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