Perchè la mamma… è sempre la mamma!

gravidanza

La mamma è sempre la mamma” potrebbe sembrare un semplice detto popolare, magari citato sospirando con un senso di profonda tenerezza e scolpendo nella mente un’immagine piacevole di quella donna che per prima si è presa cura di noi.

Avendo avuto la possibilità di approfondire l’argomento mamma posso ben dire che in effetti il rapporto con la propria madre è un qualcosa di veramente unico. E non intendo solo in termini di affetto. Anzi, quello che vorrei approfondire è come il corpo di chi mette alla luce un bambino cambi profondamente, segnato da questa esperienza tanto fantastica quanto complessa.

Innanzitutto una necessaria premessa: natura e cultura collaborano a modellare i nostri cervelli, si parla infatti di “plasticità esperienza-dipendente”; il cervello viene strutturato e ristrutturato dalle interazioni con l’ambiente sociale e naturale. Un cervello più stimolato è anche un cervello più complesso.

La connessione tra madre e figlio è un fattore determinante sullo sviluppo: l’impatto della mamma sul cervello del proprio piccolo è molto intenso; contemporaneamente il cervello di una neomamma viene stimolato a cambiare e a crescere dalla nascita del figlio.

Nel libro “Cervello sociale” dello psicologo e psicoterapeuta Louis Cozolino leggiamo che l’avere figli arricchisce, stimola e sfida il cervello a crescere; nelle madri durante la gravidanza il Sistema Nervoso Centrale si modifica al fine di accogliere meglio il bambino in termini di relazione. L’ippocampo – di primaria importanza per la memoria – diventa più grande, e questo anche in fase di riproduttività: la madre si prepara così a ricordare meglio, perché appena arriverà il bambino dovrà ricordarsi sempre più cose; essa memorizza tutto ciò che avviene, soprattutto nel primo anno di vita. Il corpo cambia anche in base al modo di nutrire il figlio: nelle madri che allattano contiamo, intorno al capezzolo, il 50% di neuroni in più rispetto a quelle che non allattano.

Si dice che dopo il primo traguardo del bambino, ovvero il compimento del primo anno, il Sistema Nervoso Centrale della mamma torna alla normalità, anche se personalmente ritengo che un retaggio di questo periodo permanga in lei per tutto l’arco di vita, una donna che “intraprende” una gravidanza non è più la stessa di prima.

Cosa succede, invece, a chi è appena venuto al mondo? Ancora, Cozolino ci spiega che un neonato è dotato di un cervello predisposto a prestare attenzione, ad assimilare e imparare dal contatto umano. Nei primi 18 mesi c’è un picco di crescita dell’emisfero destro – quello legato all’Io emotivo – dovuto all’apprendimento sociale ed emozionale precoce. Ciò è realizzato attraverso la sintonizzazione con l’emisfero destro del genitore; ogni madre tiene, in genere, il bambino col braccio sinistro e così incrementa la capacità di riconoscerle il battito del cuore. Detto in semplici parole, poiché la parte sinistra del corpo è in relazione con l’emisfero destro, in questo modo il bambino “fa sua” quella parte di cervello della propria mamma.

Possiamo affermare che il genitore costruisce il cervello del figlio: la faccia della madre innesca nel bambino alti livelli di particolari ormoni, responsabili degli aspetti piacevoli delle interazioni sociali. Inoltre, l’interazione tra i due porta alla nascita di nuovi neuroni e all’accrescimento di essi.

Non finisce qui. Un ruolo di primaria importanza per tutti noi lo gioca la regolazione affettiva, dalla quale dipende la nostra capacità di provare piacere nello stare con noi stessi, di stare bene con gli altri e di gestire gli stress quotidiani della nostra vita. Per assicurare il graduale sviluppo verso questa regolazione, un bambino deve essere protetto da stati affettivi intensi, prolungati e opprimenti. Credo che oramai, cari lettori, abbiate capito a chi spetta anche questo compito. Interazioni emotivamente stimolanti generano crescita cerebrale, mentre disregolazione affettiva e stress prolungato portano a una perdita di neuroni. Quindi, bambini abusati e trascurati mostrano una regolazione affettiva di gran lunga peggiore di quelli dei bambini “ben equilibrati”.

Alla luce di tutto questo, intuiamo quanto l’interazione fin ora discussa sia fondamentale per lo sviluppo di ogni bambino. È come se la madre costruisse, pezzo dopo pezzo, il cervello del proprio piccolo: una sorta di puzzle infinito in cui, se troppi pezzi sono inseriti fuori posto, si potrà creare una confusione tale da non capire cosa esso rappresenti. E questo puzzle della vita lo fanno, in gran parte, tutte le nostre madri.

Insomma… mi sembra il caso di ripetere, e stavolta con più convinzione, che… la mamma è sempre la mamma!

Articolo di Alice Ridulfo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...